Un racconto presente nel Corano, per essere più precisi nella sura della caverna, molto curioso è la storia dei dormienti che si addormentarono per molto tempo e per volontà di Dio si risvegliarono. Sembra una storia assurda, ma ha una sua spiegazione. Una città, chiamata Afses, era abitata, felicemente e tranquillamente, da buona e brava gente cristiana. Con il passare del tempo le persone cominciarono ad adorare le statue, soprattutto con l’influenza del re Duqiamus che perseguitava i cristiani.
C’era, in questa città, un ragazzo cristiano che, considerata la situazione, pregava di nascosto sotto un albero. Ma non era l’unico, dopo poco tempo incontrò altre persone. Tutti assieme discussero della loro fede e del pericolo che correvano. Decisero quindi di mantenere segreta la loro credenza e di riunirsi tutti i giorni. Una notte uno dei ragazzi corse spaventato verso gli altri, riferendo che il re aveva saputo di loro e aveva dato l’ordine di cercarli. I soldati, dopo qualche tempo, li trovarono e li condussero dal re, il quale chiese il motivo per cui non accettavano di venerare le statue.
Essi risposero: “Le statue non fanno né bene né male, non possono né creare né dare, rimangono sempre e comunque pietre. Preferiamo pregare per un Dio che crea e dà”. Il sovrano, offeso da queste parole, li minacciò di morte se non avessero cambiato decisione. I ragazzi furono costretti a scappare, nascondendosi in una caverna. Lungo il cammino, trovarono un cane. Sembrava che aspettasse proprio loro. Li accompagnò e li protesse. Arrivati a destinazione, tutti mangiarono, si riposarono e data la stanchezza si addormentarono subito.
Passarono giorni e mesi, e ancora degli anni. Continuarono a dormire, girandosi a sinistra e a destra con il cane che, davanti all’ingresso della caverna, dormiva anch’esso. Passarono più di trecento anni, fino a quando si svegliarono e si chiesero quanto avessero dormito. Guardando i loro capelli lunghi, la barba incolta e le unghie, capirono che non si era trattato solo di una notte, ma molto di più. Affamati, uno di loro andò in città a comprare da mangiare, facendo molta attenzione. La città era cambiata e i visi erano sconosciuti, perciò il ragazzo si preoccupò. Nel momento in cui dovette pagare il pane, tirò fuori le monete d’argento con l’immagine del vecchio re, vissuto trecento anni prima, e il venditore stupito credette che il ragazzo avesse trovato un antico tesoro.
Tutti si accalcarono attorno a lui, chiedendogli dove avesse trovato il tesoro, da dove fosse venuto. Lui cercò di convincerli dicendo di non aver trovato nulla. Si guardava attorno, ma nessuno lo riconosceva. Osservando la folla, voleva trovare qualche suo parente, ma non c’era nessuno. Provò a raccontare, ma nessuno gli credette. Arrivò il re cristiano della città, rattristato per l’eresia di coloro che negavano la resurrezione dei morti. Sentendo il racconto, volle andare con gli abitanti alla caverna. Qui trovarono gli altri ragazzi, i quali confermarono la storia del loro compagno. Ora, tutti accettarono la resurrezione.
Il re chiese loro di andare al castello: voleva ospitarli. Ma appena pronunciò queste parole, sotto gli occhi di tutti, i ragazzi reclinarono nuovamente il capo a terra, addormentandosi e rendendo lo spirito, come Dio vuole. La gente comprese che Dio crea l’uomo e può ricrearlo una seconda volta dopo la sua morte, come ha fatto con i ragazzi dopo più di trecento anni.
E' necessario evidenziare che nel Corano non si fornisce informazione sul numero dei ragazzi, in quanto questo non è importante. Ciò che è essenziale è il fatto che essi si siano addormentati e risvegliati solo per volontà divina, dapprima per essere salvati dalla morte, dopo per dimostrare alla gente l’esistenza della resurrezione. Dio, secondo l’Islam, può fare qualsiasi cosa, creare, far perire e ricreare, l’unico in grado di compiere miracoli. Questo avvenimento può essere considerato un miracolo, perché è un qualcosa che crea stupore ed è legato a un intervento divino.
Nel Corano la resurrezione viene presentata nel contesto del Giudizio Universale, come momento culminante della storia di questo mondo, al termine di una serie di terrificanti cataclismi naturali in cui tutti gli uomini sono chiamati di fronte a Dio per essere giudicati in base alle proprie azioni compiute sulla Terra. Quel giorno sarà l'incontro di tutta la razza umana e ognuno riceverà, secondo le sue opere, la punizione o il premio: "Prepareremo bilance giuste per il giorno della resurrezione e a nessuna anima verrà fatto il minimo torto. Anche le azioni che pesano quanto un granello di senape le porteremo alla luce. Bastiamo noi a fare i conti".
Curioso è il fatto che i musulmani credano che Gesù non sia morto in croce per salvare gli uomini dal peccato originale, ma che viva ancora fuori dal tempo e che l’ultimo giorno verrà per condurre a sé tutti i giusti. Non è importante se questa storia rientri tra i miracoli o sia una verità, anche se per i musulmani tutto ciò che è all’interno del Corano è verità assoluta. Importante è sapere che nel testo sacro dei musulmani ci siano racconti come questo che investono anche altre fedi.
Fadia Al Beik