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Anno: 2004
 
    L' ARABO NELLA LINGUA ITALIANA
 

E’ interessante scoprire come le parole abbiano una loro storia, una loro origine, in quanto anche la lingua, che ci permette di comunicare con le altre persone, muta con il tempo e con la storia grazie al contatto tra civiltà, culture e tradizioni diverse che, senza neanche volerlo, si fondono l’una con l’altra. Ad esempio, gli arabi ebbero una forte influenza sul Mar Mediterraneo e sulle popolazioni che cadute sotto la loro dominazione, o per via dei contatti commerciali, ricevettero e assimilarono al proprio linguaggio parole appartenenti per lo più all’attività commerciale e alle scienze.

Inoltre, è agli arabi che dobbiamo il merito di aver fatto conoscere a tutta l’Europa l’uso di una grande varietà di piante e frutti: cotone, melanzana, spinaci, agrumi in genere, albicocche, ma soprattutto lo zucchero. Essi lo chiamano "sukkar", e il vocabolo rimase pressocché invariato nelle varie lingue europee: zucchero in italiano, azucar in spagnolo, acucar in portoghese, sucre in francese, sugar in inglese, zucker in tedesco. La Sicilia venne dominata a lungo dagli arabi che vi lasciarono tracce non solo linguistiche della loro civiltà, assai raffinata. Abili nel campo delle scienze, scopriamo impronte nel lessico della filosofia e dell’astronomia.

All’interno dell’italiano vi sono parole che noi tutti usiamo abitualmente, la cui origine è araba. Ecco alcuni esempi. Assassino è senza dubbio la parola più interessante. Hasscascin era il fumatore di hascisc, droga inebriante. I fumatori appartenevano a una setta, i quali, sotto l’effetto della droga, compivano imprese sanguinose. Algebra deriva da "al-giabr" che è la scienza delle riduzioni e della comparazione e indica oggi un ramo della matematica. Cifra trae origine da "sifr" che significa zero: in latino per estensione indica tutti i numeri dallo zero al nove, che sono chiamate cifre arabe, perché derivano dalla numerazione araba. Alambicco deriva da "al-anbiq", che rappresenta un vaso per distillare e ha conservato il suo significato.

Darsena da "dar sinaa", da cui nasce poi "avzanà" (veneziano), che indica casa per costruzione, da cui deriva l'espressione cantiere navale. Caffè da "qahua" che rappresenta una bevanda eccitante. Bazar è una parola rimasta tale nella grafia e nel significato, ossia mercato. Cotone da "qutùn": la pianta entrò in Sicilia nel secolo XII. Divano da "diuan" (derivato dal persiano), indicava la sala delle riunioni, poiché, secondo l’uso orientale, l’arredamento di queste sale era costituito da sedili imbottiti o cuscini disposti lungo le pareti. La parola assume poi il significato di sedile imbottito. Magazzino da "mahzen" che vuol dire granaio e in seguito divenne il luogo per depositare le merci. Scirocco da "scark" o "shulug" che significa est nel senso di oriente. In italiano indica il vento che soffia da est. Sciroppo nasce da "scarab" o "scarub" e indica la bevanda. 

Queste sono solo poche delle tante parole arabe che fanno ormai parte del vocabolario italiano. In realtà ce ne sono molte altre, come per esempio riso, meschino, oppure gabibbo, che derivano rispettivamente da "riz", da "mischin", che vuol dire povero, e dal verbo "ahabba-iuhibbu, ossia amare. Ora, possiamo dire di conoscere alcuni termini usati sia nell'italiano che in arabo e scoprire così che due lingue tanto diverse tra di loro possono unirsi e mischiarsi.

Fadia Al Beik

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