Damasco, ottobre - La seta non è stato soltanto un prezioso prodotto cinese diventato famoso nei secoli in tutto il mondo, ma anche l’oggetto di un intenso commercio che ha permesso a popoli e culture diverse di frequentarsi, conoscersi, rispettarsi e convivere.
Al commercio della seta sono stati consacrati mercati speciali, e man mano che aumentava il prestigio del prodotto, la strada carovaniera che dalla Cina raggiungeva il Mediterraneo, venne battezzata come la “Via della seta”. Che viaggiasse per mare, per approdare in qualche porto della penisola Arabica da cui poi risalire verso nord, o che arrivasse attraverso il deserto, la strada della seta transitava comunque per la Siria, per Palmyra (Tadmor), per Damasco, per Aleppo (Halab).
Grazie al commercio, grazie alla seta, grazie alle vie carovaniere che passavano, Palmyra, Damasco, Aleppo, sono diventati degli scrigni della storia dell’umanità. In Siria è stato scritto il primo alfabeto. Aleppo e Damasco sono le due città più antiche continuamente abitate della Terra. In Siria vivono ancora delle comunità che parlano l’aramaico, l’antica lingua di Gesù.
I siriani citano spesso il detto secondo cui “Ogni essere umano appartiene a due culture: quella del proprio Paese di origine e la siriana”. La Siria è stata la terra dove costumi, fedi, tradizioni si sono dati appuntamento nei Millenni come in nessun altro angolo del pianeta. A celebrare questo crocevia di culture e civiltà, anche quest’anno è stato organizzato, alla fine di settembre, il Festival della seta, accogliendo artisti di quei Paesi, tra cui l'Italia, che hanno legato la propria storia a quella della Via della seta, commemorando, tra l'altro, uno di quegli accordi che hanno segnato la storia del commercio.
Nel 1207 il Regno di Aleppo e la Repubblica di Venezia firmarono un’intesa in base alla quale il sultano Ghazi autorizzava i commercianti veneziani a risiedere ad Aleppo, aprire botteghe, chiese, alberghi, persino un mulino e un panificio, e ordinava ai funzionari del regno di offrire ogni tipo di sostegno ai veneziani, garantendo la protezione delle loro vite e assicurando quella dei loro beni. L’intesa era soggetta al rinnovo in base all’approvazione delle due parti. E quanto l'accordo funzionasse lo testimonia il fatto che alla fine del Cinquecento i veneziani facevano affari ad Aleppo per due-tre milioni di ducati all'anno.
Il Festival ha avuto luogo tra l'imponente cittadella di Aleppo, la mitica Palmyra della regina Zenobia, nel cuore del deserto, e l'affascinante ed eterna Damasco di cui Mark Twain scrisse "Vai indietro quanto vuoi nel passato, e Damasco c'è sempre stata. Essa non misura il tempo con i giorni, i mesi, gli anni, ma con gli imperi che ha visto nascere, prosperare e andare in rovina". Un viaggiatore andaluso, Muhammad Ibn Jubayr, sulla strada del ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca, nel 1184, ebbe a dire di Damasco: "Se il Paradiso è in terra, senza dubbio è Damasco. Se è in cielo, Damasco è tale che rivaleggia in gloria con lui".