di Selim al Hoss, ex Primo Ministro del Libano
Beirut, ottobre - Vista da parte degli arabi, la Roadmap non è nell’interesse dei palestinesi, perché non prevede alcuna garanzia per i diritti del popolo palestinese nella propria patria. Agli arabi la Roadmap appare piuttosto come un espediente ideato per spingere i palestinesi verso una lotta intestina, prospettando loro nella terza, conclusiva fase delle trattative, dei negoziati futili con gli israeliani.
L’Autorità Palestinese ha deciso comunque di sposare il piano in mancanza di alternative nelle attuali circostanze e in considerazione della posizione assunta dalla superpotenza.
La Roadmap è vista come un tentativo per far scoppiare una guerra civile tra i palestinesi, in considerazione del fatto che prescrive, come primo passo, lo smantellamento delle organizzazioni armate e la persecuzione dei rispettivi leader. Ovviamente, l’Autorità Palestinese non dispone né dei mezzi militari per raggiungere un tale obiettivo, né è convinta che questa sia la strada da percorrere per trovare una soluzione equa alla questione palestinese.
Lo Stato d’Israele del Signor Sharon, per quanto temibile sotto l’aspetto militare, si è dimostrato incapace di sradicare il movimento di resistenza palestinese o di eliminare le organizzazioni militanti. Come potrebbe riuscirci l’Autorità Palestinese ? Qualsiasi tentativo in questa direzione condurrebbe inesorabilmente all’avvio di una guerra civile tra i palestinesi.
Il Primo Ministro Palestinese, Mahmud Abbas ha dato prova di saggezza e pragmatismo impegnandosi, durante la prima fase, a mantenere il cessate il fuoco e a far confiscare le armi soltanto se portate in pubblico. Questo, però, non è stato sufficiente per Sharon. Come al solito, il Presidente degli USA ha accolto il punto di vista di Israele. Fortunatamente, i palestinesi si sono mostrati determinati a non farsi spingere nell’inferno di una guerra civile.
Invece di rafforzare l’Autorità Palestinese, Israele ha scelto di fare l’opposto. Insistendo sulla costruzione della cosiddetta barriera di sicurezza per separare Israele dalla Palestina, un muro che penetra profondamente nel territorio palestinese, Sharon ha dato nuovamente ragione a chi tra i palestinesi non ha mai creduto che la Roadmap potesse essere la strada che porta al riconoscimento dei suoi legittimi diritti.
Inoltre, i palestinesi hanno avuto la sensazione che i negoziati, previsti nella terza fase della Roadmap, si riveleranno un esercizio inutile. Il buon senso suggerisce a chiunque che chi arriva ai negoziati senza carte in mano da sfruttare, non è in grado di realizzare nessuna delle proprie aspirazioni.
Nei primi anni Novanta, la parte palestinese poteva fare affidamento su almeno tre di queste carte: la prima Intifada, dal 1987 al 1993, l’articolo della Carta Nazionale Palestinese che indicava l’obiettivo della distruzione dell’entità sionista (Israele) e la prospettiva del riconoscimento di Israele come Stato. Le tre carte non ci sono più. La prima Intifada si è conclusa nel 1993. Dalla Carta Nazionale Palestinese è stato cancellato l’obiettivo della distruzione di Israele. Infine, i palestinesi hanno riconosciuto lo Stato ebraico con la firma degli accordi di Oslo.
La parte palestinese è rimasta priva di carte fino al settembre 2000, quando è scoppiata l’attuale Intifada, la cui rilevanza è maggiore quanto più essa incide sulla sicurezza di Israele. In un qualsiasi negoziato, i palestinesi avrebbero potuto offrire sicurezza a Israele in cambio della realizzazione delle loro richieste, ivi inclusa la parte araba di Gerusalemme, i territori inghiottiti dalle colonie ebraiche e il diritto dei palestinesi al ritorno.
La Roadmap vuole, nella fase iniziale, privare i palestinesi di questa loro unica carta. Perché mai Israele dovrebbe riconoscere ai palestinesi anche uno solo dei loro diritti fondamentali se loro non hanno nulla da offrire in cambio ? Questa è la ragione per cui i palestinesi sono indotti a ritenere che il negoziato previsto nella terza fase della Roadmap sia un esercizio del tutto futile.
Con questa percezione della Roadmap, l’adesione dei palestinesi è stata una scommessa che gli USA, svolgendo il ruolo di mediatori disinteressati, si sarebbero fatti garanti dei loro diritti fondamentali.
Sfortunatamente la politica americana si è rivelata vistosamente sbilanciata a favore di Israele, deludendo profondamente l’Autorità Palestinese. Questo è accaduto nella questione delle colonie ebraiche, a proposito dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane e nell’atteggiamento volto a suscitare una guerra civile tra i palestinesi.
La Roadmap è destinata a fallire a meno che l’Amministrazione americana non decida di svolgere un ruolo imparziale, riconoscendo i diritti umani e nazionali dei palestinesi.
Chiudo con una nota a margine: riferendomi agli attivisti dell’Intifada, ho parlato deliberatamente di gruppi di resistenza, astenendomi dall’uso del termine terroristi, con il quale spesso essi vengono bollati. E’ difficile trovare una nazione in questo mondo che non abbia conosciuto le guerre di indipendenza. L’Intifada è la guerra di indipendenza dei palestinesi. Inoltre, occorre tener presente che l’attuale Intifada ha sinora provocato 800 vittime israeliane e 2500 palestinesi. Come si spiega che le atrocità commesse da Israele non vengano definite atti di terrorismo ? Chi è l’aggressore dal momento che è Israele ad occupare il territorio palestinese in violazione delle risoluzioni ONU ?
(International Herald Tribune ha comunicato all'autore di non essere interessato a pubblicare questo articolo alla fine dello scorso Agosto)